mercoledì 30 luglio 2008

Tra gli ulivi, di fronte al mare, ora pregano i monaci di San Benedetto.

La testimonianza di un nostro amico che è andato a trovare i tre monaci benedettini nella loro nuova casa sulle montagne di Imperia.


Domenica scorsa mi sono recato nel ridente paesino di Villatalla, frazione di Prelà, piantato a metà della montagna, a 550 metri, in un vero e proprio mare di ulivi "che fan di santità pallidi i clivi", come scriveva D'Annunzio.

Il paesino, di poche decine di abitanti, è attraversato da una strada e subito si vede spuntare la Chiesa Parrocchiale dove da qualche tempo ogni Domenica alle dieci (alle nove e mezza nei giorni feriali), celebrano i Padri benedettini provenienti da Le Barroux.

I monaci, con i quali mi sono lungamente intrattenuto, hanno dimostrato un grande rispetto per l'Abate del loro vecchio Monastero, che da poco hanno lasciato per questa nuova avventura, ma dai loro occhi si intende chiaramente anche tanto entusiasmo nel cuore. Questa nuova fondazione, infatti, porterà il carisma benedettino tradizionale anche in Italia, dove non esisteva ancora una comunità monastica legata esclusivamente alla forma straordinaria della liturgia romana. In effetti non si tratta di una filiazione del famoso Monastero francese di S.Madeleine du Barroux, quanto piuttosto di uno nuovo, dedicato a S. Caterina da Siena, e costituito da tre monaci tutti provenienti da Le Barroux.

La Messa nella forma ordinaria, che viene celebrata rigorosamente ad orientem sull'antico altar maggiore, viene officiata alle tre del pomeriggio dal giovane Parroco del paese, che però risiede in fondovalle a Dolcedo, paese di cui pure è parroco e dove, ogni domenica celebra anche lui con l'antico rito gregoriano: sicché, caso unico, credo, nella stessa piccola valle si hanno ben due messe tradizionali.

Il posto ha una vista mozzafiato che spazia fino al mare. Il paese, così circondato dagli orti e dagli ulivi, sembra per se stesso un monastero o abbazia. Ed è stato edificante constatare come, neanche ad un mese dal loro arrivo, i paesani (liguri doc, quindi gente per natura incline al riserbo) abbiano già preso in affezione questi monaci stranieri. Ho visto io stesso, mentre parlavo con loro, arrivare persone che portavano in dono chi un bottiglione d'olio (la specialità del posto, ça va sans dire), chi degli ortaggi.

Il rito della S.Messa, nella piccola Chiesa parrocchiale del paese, è stato quanto mai suggestivo ed applicava con rigore rigore il Messale del 1962 (ad esempio omettendo il secondo Confiteor) e con letture sia in latino che in italiano (con un bell'accento francese). Ma quel che più tocca il cuore, è il celeste canto gregoriano che, per i monaci, è come la lingua madre: ascoltare il Proprio della Messa così armoniosamente modulato, non è di tutti i giorni. Accludo anche un'immagine del rito, l'unica che ho scattato, non volendo per il resto turbare lo svolgimento della Messa. Alle sei di sera c'è stato il canto dei Vespri e la benedizione eucaristica. Ci siamo fermati apposta fino a quell'ora, e ne è valsa veramente la pena. (Enrico Spitali)


11 interventi dei lettori:

Anonimo ha detto...

Splendida nuova. Credo che per molti di noi si imporrà una visita alla Liguria.

Anonimo ha detto...

I monaci del Barroux mi son sempre stati cari, ed ancor più m'è molto cara questa nuova avventura di cui ero informato già dall'anno scorso; così come mi ha sempre affascinato la lingua francese, ma definire "bello" l'accento francese nella pronuncia del latino e dell'italiano questo è troppo!
g. nicola lentinu

Anonimo ha detto...

Ragazzi ma da Roma come ci si arriva?

daniele g. ha detto...

Col treno?

guidotorinese ha detto...

Qualcuno mi sa dire sull' abbazia della Novalesa (dalle parti del Moncenisio)?
Tempo fa lessi su qualche forum che i loro monaci avrebbero imparato a celebrare la S. Messa nella forma straordinaria.
Se nonmifaccio una gitarella in loco e lo chiedo loro di persona.

Saluti

Guido B

Anonimo ha detto...

Ci si può consolare con il fatto che il latino pronunciato alla francese è sempre meno urticante del latino pronunciato alla tedesca (quanti splendidi cori gregoriani naufragati su "Reghina zeli" o "Fidi aqvam"). D'altra parte nell'Europa di Gregorio Magno chissà che strane pronunce capitava di sentire, anche se quella, diciamo così, ufficiale, almeno in ambito cattolico dovrebbe essere la nostra, perbacco! Possibile che i tedeschi non lo capiscano? Sono intelligenti, dopotutto.... Ci sono arrivati persino gli anglossassoni, che dalle steppe dell'"eimen" sono finalmente ai giardini dell'"amen".

Ad ogni modo, con i tempi che corrono, facciamo i salti di gioia per l'avventura di questi benedettini francesi. L'accento è veramente qualcosa di marginale. Evviva le Barroux!

F.

bedwere ha detto...

Se non erro, il celebre liturgista Adrian Fortescue diceva la Messa con la pronuncia restituta!

Anonimo ha detto...

Il movimento surrealista ha fatto molti proseliti (e molti danni) e può darsi che Fortescue fosse, senza saperlo, un affiliato...

Ve li immaginate i monaci di San Giovanni a Pathmos salmodiare con la pronuncia erasmiana? Surreale no? Quasi come la messa gregoriana officiata secondo la pronuncia restituta. Cosa non può la follia del filologismo!

bedwere ha detto...

Effettivamente il Fortescue era alquanto eccentrico.

Qui si legge che un giorno organizzo` anche una liturgia di S. Giovanni Crisostomo nella cattedrale di Westminster:

http://www.telegraph.co.uk/opinion/main.jhtml?xml=/opinion/2007/04/21/do2109.xml

Spero anche io che non abbia optato per la erasmiana!

Daniele ha detto...

Surreale. Fra l'altro Pio X raccomandava l'uso della pronuncia scolastica, che almeno, a livello storico, rispecchia una fase della latinità.

Anonimo ha detto...

per daniele g.
quindi prendo il primo treno che capita?
sei simpaticissimo...