mercoledì 10 dicembre 2008

I Monaci di San Benedetto da Norcia.

Nel Giubileo del 2000 a Norcia son tornati i monaci di San Benedetto a cercare le radici della semplice bellezza di Dio. La storia di un gruppo di americani che celebrano molto devotamente nella forma ordinaria del rito romano.




COMUNITA' BENEDETTINA DI NORCIA


Monastero di San Benedetto

Via Reguardati, 22
06046 Norcia (PG) - I
vedi mappa

Tel. + 39 0743 817125

Fax + 39 0743 828425


website OSB Norcia - monastero@osbnorcia.org


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Sette volte al giorno io Ti prego

Il Monastero di San Benedetto (priorato), si trova a Norcia, in provincia di Perugia. E' una comunità di monaci cattolici romani che seguono la Regola di S. Benedetto fondata nel 1998 a Roma, e trasferitasi a Norcia, in Umbria, nel 2000.

Perchè i monaci? In ogni età, Dio ha creato uomini e donne che sentono la chiamata di Cristo alla disciplina, e rispondono in maniera radicale, abbandonando il conforto degli amici e della famiglia per dedicarsi completamente al Signore. La natura radicale di questo stile di vita trova un’eco simpatetica nel cuore umano, che è “inquieto finchè non riposa in Te”, come dice Sant’Agostino. Quando il Signore Gesù discese sulla terra, si radunarono attorno a lui discepoli che volevano stare con lui, vivere con lui, soffrire con lui - per sempre. Il monaco vuole seguire il Signore nello stesso modo.

Chi ha i requisiti per diventare un monaco? Uomini di età dai 20 ai 40 anni circa, di fede cattolica, docili allo Spirito Santo, e disposti a dare la propria obbedienza, per seguire Cristo, nostro vero Re. Ci sono varie fasi:

  1. Conoscere: un giovane viene a fare esperienza del nostro stile di vita, visitando la comunità per un certo numero di volte. Molti dei nostri candidati vengono per il nostro programma estivo di discernimento della vocazione.
  2. Postulato: il periodo di postulato è abbastanza flessibile, adatto ai bisogni della persona. Il fine di questo periodo è fare sì che il candidato possa fare esperienza di vita monastica in modo informale prima di fare il passo formale del noviziato.
  3. Noviziato: è un periodo di un anno di intensa formazione della virtù umana e della vita monastica. I temi dello studio includono la storia e la letteratura monastica, (estratti dai Grandi Libri della tradizione), la Santa Regola, i salmi, il canto e il latino. La vera prova è quella di vedere se un uomo è davvero disposto a cambiare il suo stile di vita e convertire il suo cuore, a vivere nella comunità, se ha la maturità necessaria per questo stile di vita.
  4. Voti semplici: un periodo di tre anni di professione temporanea, durante il quale il giovane monaco gradualmente assume una certa responsabilità nella comunità. È durante questo periodo che un monaco comincia a studiare per il sacerdozio se chiamato a questa vocazione.
  5. Voti Solenni.

La tradizione monastica ha risposto al sacerdozio in modi differenti e in periodi differenti. Nella tradizione deserta del quarto secolo, i monaci tendevano ad evitare il sacerdozio, in quanto era considerato troppo sublime, troppo elevato per un povero monaco, e quindi una tentazione contro l'umiltà. San Benedetto, però, introdusse qualcosa di nuovo nella tradizione: dice che i monaci dovevano essere ordinati sacerdoti in modo da servire i bisogni sacramentali e liturgici della comunità, a patto che essi rimanessero bravi e umili monaci e non si dessero delle arie in quanto sacerdoti! Con il passare dei secoli, più e più monaci furono ordinati sacerdoti finchè ad un certo punto la legge della Chiesa stabilì che tutti i monaci dovevano essere ordinati; quelli non ordinati sarebbero stati chiamati confratelli laici. Dopo il Concilio Vaticano II, la distinzione canonica tra monaci e confratelli laici fu abolita. Oggi, i criteri per il sacerdozio monastico sono sostanzialmente due:

  1. Il monaco in questione ha una chiamata al sacerdozio?
  2. La comunità ha bisogno di ministri sacramentali nel monastero, di ministri per gli ospiti e per i lavori apostolici della comunità?

I primi padri monastici erano ben disposti a rispondere al comando del Signore, di pregare incessantemente. Quando San Benedetto stabilisce i sette momenti di pubblica preghiera durante il giorno, lo fa sapendo che il sette è un numero mistico che esprime la completezza e la totalità. Quando dispone i tempi della lectio divina, o la devota meditazione sulle Sacre Scritture, vuole che la preghiera diventi una parte così importante della vita di un monaco, una parte del suo respiro, che scaturisca spontaneamente dal cuore. L'offertorio giornaliero del Santo Sacrificio della Messa dalla solenne bellezza liturgica, cattura il cuore della vocazione monastica. San Benedetto dice di non preferire alcuna cosa all'amore di Cristo: dove si mostra l'amore di Cristo più chiaramente che nel supremo dono di se stesso pro nobis sulla Croce? San Benedetto dice che il monaco, quando prende i voti, deve appoggiare il suo foglio con su scritti i voti, sull'altare nel momento dell'Offertorio, in modo tale che sia offerto al Padre insieme al sacrificio di Cristo. Perciò in modo molto realistico, l'offertorio giornaliero della Messa è un rinnovo da parte del monaco della sua offerta a Dio, del suo Suscipe.

Il lavoro è sempre stata una caratteristica del monaco - ogni tipo di lavoro, manuale, clericale e intellettuale - ma sempre eseguito con cura e riverenza, poichè gli utensili del monastero devono essere trattati come i sacri vasi dell'altare.

La vita monastica è condotta nella comunità, in quella scuola di carità dove impariamo a dare noi stessi per amore dei nostri fratelli. Ci sono i monaci di tutte le specie e le grandezze. In ogni comunità c'è spesso uno spettro con un ampio raggio di personalità. Vivere insieme livella le parti più spigolose dei nostri caratteri. La lunga pratica della pazienza e del perdono conduce ad un affetto genuino per i nostri confratelli e ad un riconoscimento delle loro molteplici qualità che possono essere differenti dalle nostre.

..alcuni ricordi del fondatore della Comunità, Padre Cassian:

"Dopo diversi anni di preparazione, il monastero fu fondato a Roma il 3 settembre 1998. Per due anni vivemmo in una casa per novizi presa in affitto, una sistemazione davvero gloriosa, nella quale una stanza fu adibita a cappella. Conservo ancora vividi nella mia mente i ricordi dei cani che abbiavano sotto la finestra della cappella. Visto che non c’erano stanze per tutti, ristrutturammo il garage e io vi andai ad abitare. Era umido e noi eravamo poveri, ma pieni di zelo e carichi dell’ideale monastico. Due anni più tardi, verso la fine del Grande Anno Giubilare, dopo aver cercato in vano una sistemazione più adatta, ci fu offerta la possibilità di trasferirci a Norcia, la città natale di San Benedetto. Così noi, una comunità senza monastero, andammo a Norcia dove c’era un monastero vuoto e nessuna traccia di una comunità monastica. Dopo molte trattative tra abati, vescovi e cardinali, arrivammo all’accordo. Affittamo un furgone e trasferimmo le nostre poche cose, per essere accolti con immenso entusiasmo dal clero della diocesi e dalla gente di Norcia. I Primi Vespri della prima Domenica di Avvento, nell’anno del Giubileo del 2000. Da allora la nostra comunità si è triplicata nel numero, e pian piano non abbiamo più stanze per tutti i confratelli..."


Lo stemma del monastero è stato disegnato da Fabio Iamberghi, un abitante di Norcia, appassionato di storia locale. È diviso in due sezioni. Sulla parte sinistra c’è il simbolo dei monaci Celestini, che abitarono nel Monastero molto tempo prima, e rappresenta la continuità con il passato. I Celestini furono una parte dell’ampio movimento Cattolico nel XIII secolo, che enfatizzò il potere dello Spirito Santo. Il loro simbolo, pertanto, è una grande S, che sta per Spiritus Sanctus. Il monastero a Norcia, gestito dai Celestini per centinaia di anni, fu soppresso dalle leggi napoleoniche del 1810. La parte destra dello stemma rappresenta il presente: un tronco con nuovi germogli di vita che fuoriescono. Il tronco, naturalmente, è la vita monastica violentemente recisa nel 1810. Il simbolo con i germogli che hanno solo tre foglie, rappresenta il fatto che quando arrivammo qui nel 2000 eravamo solo in tre. Come dice il profeta Isaia “Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici” (Is 11,1) Questa immagine è sempre stata un segno di speranza.


Per donazioni

- CC Postale n.13748066 “pro comunità benedettina”

- Cassa di Risparmio di Spoleto, Agenzia di Norcia IBAN: IT 39 F 06315 38580 000001005246

- Swift (BIC) - CRSPIT3S


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