Di fronte alle evidenti inadeguatezze di un certo pensiero artistico diffuso nella Chiesa, ora è tempo di ri-formare: di ridare forma, cioè, alle arti sacre, spesso traviate da quella che Mosebach definisce senza mezzi termini "l'eresia dell'informe". Il Master di Architettura dell'UER/APRA organizzato da Padre Lang e don Vitiello, giunto con successo alla sua terza edizione è l'occasione per tornare ad apprendere un nuovo modo di servire la liturgia. 
Sotto l'alto patrocinio della
Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa
l'Università Europea di Roma
e
l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum
organizzano
MASTER DI II LIVELLO IN
ARCHITETTURA, ARTI SACRE E LITURGIA
III edizione 2009/2010
Rev. Prof. UWE MICHAEL LANG, CO
Coordinatore scientifico
Rev. Prof. SALVATORE VITIELLO
Coordinatore degli ambiti accademici
In breveIII edizione – II livello
Durata annuale, dal prossimo Ottobre 2009 a Luglio 2010
E' rivolto ai laureati in Architettura, Ingegneria civile, Beni culturali, Accademie d'Arte, Lettere e discipline umanistiche.
Per informazioni:
Centro Dipart.le Formazione Post Laurea Tel. 06 66543937 - 333 6976534; fax 06 66534840 email
masterinfo@unier.it Obiettivi:
Il Master, istituito presso l’
Università Europea di Roma e l’Ateneo Pontificio “Regina Apostolorum”, con il Patrocinio della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, prende origini da due considerazioni: la mancanza di criteri orientativi per la promozione di una “arte cristiana” e la reale esigenza di una dimensione artistica contemporanea sinceramente identificabile come “cristiana”.
Gli obiettivi principali del master sono:
• Promuovere un linguaggio artistico-architettonico che valorizzi e non vanifichi l’esperienza del sacro e, attraverso lo studio della tradizione e l’attenta valutazione della molteplice realtà delle esperienze artistiche dell’oggi, sviluppare un linguaggio artistico contemporaneo che dia corpo alla dimensione dell’arte come manifestazione della vita cristiana.
• preparare gli operatori della committenza ecclesiastica, ossia gli architetti, gli ingegneri, gli artisti, gli storici dell’arte, i seminaristi: cioè tutte quelle figure preposte alla realizzazione di nuove opere e alla conservazione dei Beni Culturali della Chiesa, offrendo anche le cognizioni necessarie nei diversi campi disciplinari, dalla Ecclesiologia alla Liturgia, dall’architettura delle nuove chiese ed adeguamento delle preesistenti alle Arti coinvolgibili nello spazio sacro (pittura, rappresentazione, scultura, musica, ecc.), dalla gestione delle procedure edilizie agli strumenti tecnici necessari per i finanziamenti, la valorizzazione e l’utilizzo dei Beni Culturali della Chiesa.
Ambito Teologico:
- Lineamenti di teologia e liturgia orientale
- Teologia dei sacramenti
- Elementi di storia della liturgia
- Elementi di ecclesiologia
- Introduzione di filosofia metafisica
- Lineamenti di storia della Chiesa
- Il Credo nell’arte cristiana
Ambito Artistico-Liturgico:- Caratteri simbolici dell’arte cristiana
- Arte e architettura nel sacro cristiano
- Arte e liturgia
- Fondamenti di storia dell’arte cristiana
- Musica sacra
- Lineamenti di storia della musica sacra, liturgica e religiosa
- Storia dell’architettura cristiana contemporanea
Ambito della composizione architettonica:- Fondamenti costitutivi dello spazio sacro
- Espressività dei principali poli liturgici
- Istituzioni di storia dell’architettura cristiana
- L’architettura del Corpo Mistico
- Iconografia e iconologia cristiana
Ambito dei Beni Culturali:- Traditio ecclesiae e beni culturali
- Principi del restauro conservativo
- Beni culturali della Chiesa
- Catalogazione e archiviazione dei beni ecclesiastici
- Museografia e museotecnica nel patrimonio ecclesiastico
- Legislazione sulla tutela e conservazione dei beni culturali
- Fundraising e comunicazione
Ambito iconologico e iconografico:- Lettura e comunicazione dell’opera d’arte
- Laboratorio di progettazione iconografica
- Ermeneutica dell’Immagine: il messaggio dell’opera d’arte
Sbocchi professionali I candidati che avranno acquisito il Titolo saranno inseriti in apposito Elenco depositato presso gli Organi promotori del Master. Il Titolo acquisito attesterà una idoneità per la progettazione e la realizzazione di opere di architettura, arte sacra e arti liturgiche, nonché per inserimento in:
• Organismi preposti alla tutela e conservazione dei beni ecclesiastici;
• Accademie;
• Commissioni di Arte Sacra;
• Commissioni per la progettazione di nuove Chiese, ristrutturazioni e adeguamenti liturgici;
• Organismi museali, pinacoteche, biblioteche e archivi diocesani;
• Scuole di restauro dei beni artistici e architettonici.
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IL RITORNO DEL SACRO E DEL BELLO
Intervista al portavoce del Master in Architettura, Arti sacre e Liturgia.di Antonio Gaspari
ROMA, martedì, 27 maggio 2008 (ZENIT.org).- Si svolgerà giovedì 29 maggio, alle ore 11:00, a Roma, presso la Sala Convegni dell'Istituto "Maria SS. Bambina" (Via Paolo VI n. 21), l'Open Day del Master in Architettura, Arti Sacre e Liturgia 2008-2009 dell'Università Europea di Roma (UER) e dell'Ateneo Pontificio “Regina Apostolorum” (APRA).
I Rettori della UER – padre Paolo Scarafoni, L.C. – e dell’APRA – padre Pedro Barrajon, L.C. –, il rev. prof. Uwe Michael Lang, d.O., coordinatore accademico del Master 2008-2009 e l'arch. Aldo Cianfarani, coordinatore organizzativo, analizzeranno i risultati del Master appena concluso e presenteranno le novità di quello a venire.
Il Master in Architettura, Arti Sacre e Liturgia si propone di promuovere un linguaggio artistico-architettonico che valorizzi l'esperienza del sacro, tenendo conto della tradizione cristiana, soprattutto in merito alla bellezza e alla creatività artistica.
Attraverso lo studio della tradizione e l'attenta valutazione della molteplice realtà delle esperienze artistiche di oggi, il Master ha come obiettivo di sviluppare un linguaggio contemporaneo non privo di quei significati simbolici che rinviano l'uomo al trascendente attraverso la "via pulchritudinis".
Per comprendere meglio le ragioni e le finalità di questo programma didattico, ZENIT ha intervistato don Salvatore Vitiello, coordinatore dell’ambito filosofico-teologico e portavoce del Master.
Perché questo Master? Quali sono le ragioni che vi hanno spinto a dar vita ad un progetto formativo che mette insieme tre ambiti: architettura, arti sacre e liturgia?
Vitiello: Più che progettare un Master, abbiamo cercato insieme la risposta ad una pressante domanda. Da molte parti, e con una certa insistenza, si chiedeva e si ricercava un “luogo” che fosse non solo di giusta ricerca tecno-scientifica, ma che potesse essere un reale “spazio umano formativo”, nel quale architetti ed artisti, provenienti anche da storie e sensibilità molto differenti, potessero incontrarsi, conoscersi, confrontarsi e, soprattutto, essere posti di fronte ad una proposta culturale certa, costruttivamente critica ed in fedele ascolto del Magistero liturgico del Santo Padre Benedetto XVI.
E’ un dato di fatto che l’innovazione architettonica delle nuove Chiese non ha dato grandi risultati. Anzi in molti casi, l’allontanamento dalla Tradizione e dalla liturgia ha generato anche un allontanamento dal bello. Come pensate di recuperare l’umanesimo cristiano del vero, del buono e del bello?
Vitiello: Ciò che nei secoli ha generato lo straordinario patrimonio artistico dell’Occidente, ed in particolare dell’Italia, patrimonio al quale tutto il mondo guarda con profonda ammirazione, è stata la fede! Allora si capiscono le cose. È la fede del Popolo e la fede dei “sapienti” che, insieme, hanno dato vita, per esempio, alla grande stagione delle Cattedrali. Il recupero dell’umanesimo cristiano non riguarda appena la progettazione di Edifici Sacri; da esso dipende la sopravvivenza stessa dell’Europa che, come da molte parti è già stato riconosciuto, o tornerà cristiana o, semplicemente, non sarà.
In che modo e perché la liturgia si collega all’arte sacra e all’architettura?
Vitiello: La liturgia è fondamentalmente un atto di adorazione di Dio. Atto personale e comunitario al tempo stesso, che pone l’uomo in contatto con il Mistero. In questo senso, l’architettura e l’arte sacra, in tutti i loro ambiti, sono chiamate ad esprimere e a favorire l’identità della liturgia, ponendone in evidenza, principalmente, il senso trascendente.
Una certa modernità tende a relativizzare e cancellare il sacro, mentre il Master fonda il suo progetto formativo proprio nell’universale ricerca del sacro. Perché?
Vitiello: Perché, contrariamente a quanto falsamente propagandato da certa ideologia, il sacro, o meglio, il senso religioso, è un dato antropologico universale. Esso non dipende dall’educazione ricevuta o dal tipo di cultura nella quale si è nati. Questi fattori possono condizionare l’espressione del senso religioso, ma esso, in quanto tale, riguarda ogni uomo. La cosiddetta “riscoperta del sacro”, pur con tutti i limiti e le purificazioni di cui necessita, dimostra esplicitamente il fallimento di chi voleva ridurre l’uomo a semplice materia.
Nel passato gli ingegneri e gli architetti disponevano di minori tecnologie e di materiali meno malleabili, eppure raggiungevano il bello, con una coscienza più aperta al trascendente ed anche più legata alla scienza classica. Che cosa manca al mondo moderno per un Rinascimento delle arti sacre?
Vitiello: La fede. Le arti sacre dipendono essenzialmente dalla consapevolezza di fede di una determinata epoca. Per questa ragione il Master ha un’ampia sezione teologica che intende offrire, agli iscritti, almeno un orizzonte di riferimento fondamentale, per comprendere quale sia l’ambito in cui pensare e realizzare un progetto architettonico. Il Master si prefigge lo “scopo alto” di fare scuola, in ascolto umile e fecondo del magistero del Santo Padre, per dar vita ad un rinnovato modo di intendere il servizio di architetti ed artisti alla divina liturgia.
Fonte Zenit © Innovative Media, Inc.
11 interventi dei lettori:
Ce n'è di bisogno. Tanto, tanto. Grazie a padre Lang e don Vitiello, pionieri.
Ce n'è bisogno?
Più che tanto bisogno c'è urgente necessità. Io renderei obbligatoria la frequenza a corsi del genere per chi vuol progettare chiese. forse avremmo meno orrori.
Le moschee moderne son tutte belle, perché non si può dire lo stesso delle chiese cattoliche?
Chi vuol fare l'architetto deve essere iscritto all'albo; chi vuol progettare chiese dovrebbe essere iscritto ad un elenco di abilitati. E' urgente, indispensabile.
Beh attenzione però a chi tiene il corso: Penso che i due nomi sopra siano una garanzia assoluta.
Diversamente, parlavo giorni fa con una giovane mamma architetto e che ha frequentato un corso analogo (credo della Cei) che aveva per professore Crispino Valenziano. Lei ricordava con disagio la grande difficoltà degli allievi nel collocare un crocifisso presso l'altare: in ogni bozza di studio veniva prontamente rimosso dai professoroni. Il centro doveva essere la mensa eucaristica, via le croci. Sicchè questi si inventavano finestroni a forma di croce o espedienti vari, pur di infilare una croce vicino all'altare.
Crispino Valenziano: lui probabilmente adora il grande architetto...
Niente croce ? Per forza. Il centro della loro Messa è l'atto conviviale della comunità, lo star assieme nell'amore fraterno intorno alla tavola. Un sentimento che da significato e valore soggettivo all'Eucarestia. Ma qui ovviamente siamo già su lidi protestanti...
La Messa cattolica esalta l'atto sacrificale del Calvario, atto storico e teologico, in cui si rivela l'amore di Dio incarnato e risorto e trasfuso nei fratelli PER OPERA DELLO SPIRITO SANTO non per il piacere della compagnia.
Dando all'Eucarestia un valore oggettivo assoluto che interroga la mia libertà, ma che continua ad esistere nel suo splendore al di là della mia risposta.
CONCILIUM 2/2009:
Forum teologico: Strategie vaticane in discussione
1. Un bilancio del motu proprio “Summorum pontificum”. Quattro paradossi e una intenzione dimenticata (Andrea Grillo)
2. Et pro Iudæis. Il discusso oremus di Benedetto XVI (Alberto Melloni)
3. Proposta per il Venerdì santo: “ricordarsi degli ebrei”, anziché pregare per loro (Ansgar Ahlbrecht)
4. Rivedere l’antigiudaismo della teologia femminista. Una risposta a Maria Clara Bingemer (Katharina Von Kellenbach)
5. Sguardi prospettici sulla seconda assemblea speciale per l’Africa del sinodo dei vescovi (Ignace Ndongala Maduku)
6. La remissione della scomunica alla Fraternità sacerdotale San Pio X. Documentazione delle reazioni teologiche (Erik Borgman)
Padre Lang....caro don Vitiello spiegatemi allora, ve ne supplico, perchè certe Commissioni ECCLESIALI con i vescovi hanno fatto passare l'obbrobrio delle costruzioni NC ?
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Ciò che è stato riportato nell'intervista io mi auguro che veda anche la LUCE.... ma glielo direte a Kiko di finirla con le sue MOSTRUOSE RICOSTRUZIONI? se non avete il coraggio di dirglielo apertamente, almeno sostenete con onestà che esse NON sono in linea con la Tradizione della Chiesa...
si tratta di ONESTA'...perchè è ambiguo e contraddittorio che da una parte si voglia rieducare all'arte Sacra e dall'altra parte si applaudono VESCOVI che approvano le invenzioni dissacranti di tale Kiko eh! ^__^
Fraternamente CaterinaLD
Quando ho sottolineato l'urgente necessità di una sorta di "albo" dei progettisti di edifici sacri è evidente che pensavo ad una formazione non certo ideologizzata alla Crispino Valenziano.
E' anzi questa ideologizzazione che dobbiamo urgentemente superare.
Altrimenti da una parte (progressista) si continuerà a costruire orrori con presbiteri che sembrano palcoscenici e sedi sacerdotali che appaiono troni o scranni da assemblee legislative, e dall'altra parte (tradizionali) si continuerà a costruire altari finto gotici con la sfilza dei gradini post tridentini.
Il card, Siri diede consigli anche sull'architettura sacra e giustamente, per esempio, richiamò la bellezza dei cibori, oggi scomparsi quasi del tutto.
L'arte paleocristiana deve essere oggi la fonte ispiratrice per poter avere una architettura moderna ma nel solco della più pura tradizione cristiana.
L'epoca paleocristiana è indubbiamente l'epoca che può determinare una svolta in questo tempo di stagnazione in cui l'architettura sacra cattolica sembra impazzita. Dobbiamo avere una archittettura sacra moderna, e non una architettura moderna adattata, con risultati orrendi, alle esigenze sacre.
Guardate una qualsiasi chiesa moderna: se togliete un paio di elementi (altare, ambone etc) può essere un qualsiasi edificio, da una sala congressi ad un auditorium a un palazzeto dello sport!
L'architettura religiosa moderna islamica, per esempio, è invece permeata dalla tradizione che reinterpreta ma non sconvolge, ripresenta ma non altera o sfigura.
All'architettura moderna cattolica manca l'anima.
Badate bene che ANCHE mons. Valenziano sostiene da sempre l'utilità teologica della presenza del baldacchino sopra l'altare. Presenza che, tra l'altro, risolve anche il problema del crocifisso: che non deve stare sulla mensa dell'altare come fosse una suppellettile, nè a fianco nè dietro, ma sospeso sopra e appeso al centro del baldacchino.
Il crocifisso sull'altare non è un problema. può stare appeso al ciborio certo, ma non deve obbligatoriamente essere appeso; vi sono ragioni teologiche e liturgiche validissime per una collocazione propio sulla mensa dove si compie il sacrificio. E' questa una tradizione millenaria che troviamo perpetuata negli ortodossi come negli anglicani.
Il crocifisso sull'altare è un "problema" solo tra i cattolici che, rompendo una tradizione bimillenaria (anch'essa conservata tuttora tra gli ortodossi, gli anglicani eperfino i luterani), celebrano versus populum; in questo caso il crocifisso è un grosso problema e non si sa dove metterlo (al centro? di lato? di fianco?) nè come metterlo (rivolto al celebrante? rivolto ai fedeli?). E così abbiamo chiese con due crocifissi: uno rivolto al popolo e uno rivolto al celebrante!!!
Basterebbe ritornare a celebrare versus orientem, e il crocifisso non sarà più un problema, ritornerà ad essere al centro rivolto contemporaneamente a celebrante e fedeli, come tra gli ortodossi; come tra gli anglicani; come tra i luterani.
Il mio richiamo all'architettura paleocristiana include tutto ciò che in quell'epoca veniva usato: un altare a pianta basilicalebasilicale, certamente; ma anche il ciborio, le cancellate o balaustre, e, perché no? la pergula.
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