domenica 29 giugno 2008

"Il dialogo non è terminato": mons. Fellay parla ancora.

Ecco la trascrizione di un'intervista che la Radio Svizzera ha fatto a mons. Bernard Fellay, superiore della FSSPX, in cui sembra di cogliere una posizione più distensiva, rispetto ad altre recenti dichiarazioni dello stesso vescovo, in relazione ai nuovi tentativi di dialogo del Vaticano.



In questi giorni stiamo riportando, senza fare commenti, lasciandoli ai lettori e alla loro capacità di giudizio, le incalzanti notizie che vorrebbero a un passo decisivo il dialogo tra la Chiesa Cattolica e la comunità scismatica di mons. Marcel Lefebvre.

Che questo processo di riavvicinamento fosse giunto ad un punto critico non v'era alcun dubbio, non fosse altro che per il fermento che sta suscitando ovunque. Tornielli, il vaticanista che per primo ha pubblicato i cinque punti che dovrebbero marcare il passo al dialogo, precisa che la lettera del card. Castrillon Hoyos in cui sono contenuti è una lettera privata, indirizzata a mons. Fellay, e costituiscono cinque condizioni previe per imbastire un dialogo rinnovato. Non c'è assolutamente l'intenzione di soprassedere sulla questione liturgica della nuova Messa o prescindere dal vincolo del Concilio Vaticano Secondo, dunque.

A tal proposito la Sala Stampa Vaticana dichiara: “Il riconoscimento del Concilio Vaticano II come vero Concilio ecumenico della Chiesa e il riconoscimento della validità della Messa celebrata secondo la liturgia rinnovata dopo il Concilio non sono assolutamente messi in questione. I cinque punti citati da Tornielli - come del resto appare dal loro stesso tenore - riguardano le condizioni minime perché si possa avere un rapporto caratterizzato da rispetto e disponibilità nei confronti del Santo Padre e da uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono quindi di altra natura ed è per questo che non fanno riferimento al Concilio e alla liturgia, non perché questi argomenti non rimangano fondamentali. E’ evidente che il Papa desidera tendere la mano perché sia possibile un rientro nella comunione, ma perché si possano fare i passi necessari occorre che questa offerta - questa “mano tesa” - sia ricevuta con atteggiamento e spirito di carità e comunione. A questo invitano evidentemente i cinque punti citati”.

Alla fine pensiamo che tutta questa vicenda avrebbe bisogno di maggior silenzio, maggiore discrezione e tanto fair play, soprattutto da parte lefebvriana, per non confondere i semplici che stanno a guardare. Qualcuno si è messo a pregare, e a questo punto, signori, pare che sia l'unica cosa veramente utile da fare.

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Radiogionale del 28 Giugno 2008, ore 12.30

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"(speaker) Venti anni fa, per la precisione il 30 giugno 1988 si consumava lo scisma di Econe, con l’ordinazione di quattro vescovi senza mandato pontificio da parte di Monignor Lefebvre. Gino Driussi si è recato nel centro tradizionalista vallesano per fare il punto della situazione con il Superiore Generale della Fraternità San Pio X, il vescovo svizzero Bernard Fellay. Sentiamo:

Intervistatore: Mons. Fellay: in seguito all’incontro da Lei avuto lo scorso 4 giugno con il cardinale Dario Catrillon Hoyos, Presidente della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, Roma ha posto cinque condizioni per consentire il rientro della Fraternità Sacerdotale San Pio X nella piena comunione con il Papa. Il termine scade in questi giorni, a vent’anni esatti dalla consacrazione dei quattro vescovi, tra cui Lei stesso, da parte di Monsignor Marcel Lefebvre qui a Econe senza il mandato del Papa - un atto considerato scismatico da Roma e che ha comportato delle scomuniche. Lei, venerdì, in occasione delle ordinazioni diaconali e sacerdotali qui a Econe, ha annunciato che voi non accettate l’ultimatum e le condizioni poste da Roma: ci può dire per quali motivi?

Fellay: E’ forse falso il dire così direttamente che rigetto, che faccio un rifiuto totale: non è vero. Piuttosto, vedo in questo ultimatum una cosa molto vaga, confusa, ma di fatto ho già fatto una risposta, e vedremo come Roma va a reagire.

I: Comunque, credo di capire che la risposta sia piuttosto negativa. Ma: non pensa che questa era forse l’ultima favorevole occasione per riconciliarvi con la Chiesa di Roma, accettando la mano tesa del Papa e delle istanze vaticane… In fondo, nei suoi tre anni di pontificato, Benedetto XVI ha spesso preso delle posizioni che sono piaciute ai cattolici tradizionalisti.. Inoltre, quasi tre anni fa, ha accettato di riceverla.. e, un anno fa, c’è stata la liberalizzazione della Messa tridentina -che è sempre stato un vostro ‘cavallo di battaglia’- , senza contare i numerosi incontri avuti da Lei avuti dal 2000 con il Cardinale Castrillon Hoyos. Allora, si potrebbe quasi dire, “Che cosa volete di più?”

F.: Per me, questo ultimatum non ha senso: perchè abbiamo relazioni con Roma, che si sviluppano a un certo ritmo -che, è vero, è lento- …E’ vero d’altra parte che, tanto il Cardinale come il Santo Padre, vorrebbero un ritmo piuttosto accelerato.. Per me, l’unico senso di questo ultimatum , è l’espressione di questo desiderio di Roma di dare un pò di più di fretta… Quindi, per me, non è una rimessa in questione di tutte le nostre relazioni…

I.: Quindi voi sperate di proseguire il dialogo, allora?

F: Sì sì. E’ possibile che adesso ci sia un tempo più di freddo, ma francamente, per me, non è terminato, no.

I: Mons. Fellay, lei ha detto anche che c’è però il rischio che Roma “perda la pazienza”, e quindi a questo punto non ci sarebbe più niente da fare.. Non pensa che, in questo caso, il futuro della vostra Fraternità è a rischio -il rischio cioè che resti una piccola chiesa, sempre più emarginata, poco frequentata anche dai fedeli tradizionalisti -che magari non comprendono perchè la Fraternità non si accordi con Roma e ne resti separata, soprattutto adesso che è stata liberalizzata la Messa di San Pio V.

F.: Ciò che vediamo fino ad adesso, è il contrario: significa che più e più gente si avvicina a noi… Perciò -ripetiamo- , non vogliamo fare rottura con la Chiesa; al contrario: ciò che desideriamo di più noi, è di essere pienamente accettati nella Chiesa. E’ vero che è ciò che desideriamo anche per il bene della Chiesa: perchè si vede che nella Chiesa c’è un problema, un problema gravissimo… e noi pensiamo che la soluzione l’abbiamo… e che non è un fatto che noi siamo ‘inventori’, no: siamo soltanto seguaci di ciò che la Chiesa ha sempre fatto, e che ha funzionato nel passato. E’ tutto qua.


Fonte Radio Svizzera, 28 Giugno 2008. Trascrizione di Phisikelly. Photo Alcatraz.

8 interventi dei lettori:

Anonimo ha detto...

insomma... FELLAY dice sempre le stesse cose... forse ci vorrsanno due secoli per farli rientrare...

s i l v i o

Filiberto58 ha detto...

Preghiamo e lasciamo fare allo Spirito Santo "Dominum et vifificantem" (tengo a precisare che non sono un Neo-catecumenale)!

Areki ha detto...

Preghiamo ed abbiamo pazienza è l'unica cosa da fare e in ogni caso "amiamoci gli uni gli altri" come Gesù ci ha insegnato, quindi premessa di ogni dialogo è AMARE il proprio interlocutore: solo se c'è amore ci sarà anche luce...

Anonimo ha detto...

Lasciamo fare allo Spirito Santo.

s i l v i o

Anonimo ha detto...

Confidiamo nella intercessione di Maria Santissima Mater Unitatis e Reparatrice affinchè i lefevriani si convertano e comprendano la necessità e l'urgenza di ristabilire la comunione spezzata dal sacrilego gesto compiuto venti anni fa dal vescovo scismatico.

roberto

Areki ha detto...

In riferimento all'ultimo intervento e premesso che non appartengo alla FSSPX, dico che tutti ci dobbiamo convertire, anche chi pensa di avere la verità in tasca... Davvero invochiamo la Mater Unitatis. Un conto poi sono i documenti del concilio un conto è la riforma che ne è avvenuta, benchè approvata dalla santa Sede e quindi valida, ma non per questo irreformabile...

miles christi ha detto...

a regà che cazzo vi avevo detto?

Filiberto58 ha detto...

Ormai mancano poche ore ..... vediamo in giornata ....